D-ESG Now

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Orientarsi tra Persone, Innovazione e Corporate Governance

Orientarsi tra Persone, Innovazione e Corporate Governance

Orientarsi tra Persone, Innovazione e Corporate Governance

In una location unica al mondo, il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci - il più grande dedalo di bambù esistente con le sue 300.000 piante - L&C Corporate ha presentato un evento straordinario dedicato al futuro sostenibile delle imprese. Come in un labirinto, il percorso verso la sostenibilità aziendale richiede visione, strategia e gli strumenti giusti per navigare tra le complessità dei criteri ESG.

In una location unica al mondo, il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci - il più grande dedalo di bambù esistente con le sue 300.000 piante - L&C Corporate ha presentato un evento straordinario dedicato al futuro sostenibile delle imprese. Come in un labirinto, il percorso verso la sostenibilità aziendale richiede visione, strategia e gli strumenti giusti per navigare tra le complessità dei criteri ESG.

In una location unica al mondo, il Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci - il più grande dedalo di bambù esistente con le sue 300.000 piante - L&C Corporate ha presentato un evento straordinario dedicato al futuro sostenibile delle imprese. Come in un labirinto, il percorso verso la sostenibilità aziendale richiede visione, strategia e gli strumenti giusti per navigare tra le complessità dei criteri ESG.

Relatori

Relatori

Antonio Cavazzini

L&C Corporate
Managing partner

Francesco Di Ciommo

FDC Consulting Digital ESG

Ceo e Advisory Leader Master Universitario D-ESG e
RESPONSABILE D’IMPATTO

Laura Corazza

Università di Torino - Dipartimento di Management Valter Cantino

Professoressa Associata in Sustainability Accounting e Accountability e membro Comitato Scientifico Master Universitario D-ESG e RESPONSABILE D'IMPATTO

Vincenzo Serena

Banco BPM - Direzione Milano

Responsabile Imprese


Martina Cecchi

Confindustria

Expert Panel Organizzazione e Rapporti di Sistema, Giovani Imprenditori Confindustria - Avvocato d’impresa

Antonio Cavazzini

L&C Corporate

Managing partner

Francesco Di Ciommo

FDC Consulting Digital ESG

Ceo e Advisory Leader Master Universitario D-ESG e
RESPONSABILE D’IMPATTO

Laura Corazza

Università di Torino - Dipartimento di Management Valter Cantino

Professoressa Associata in Sustainability Accounting e Accountability e membro Comitato Scientifico Master Universitario D-ESG e RESPONSABILE D'IMPATTO

Vincenzo Serena

Banco BPM - Direzione Milano

Responsabile Imprese


Martina Cecchi

Confindustria

Expert Panel Organizzazione e Rapporti di Sistema, Giovani Imprenditori Confindustria - Avvocato d'impresa

Antonio Cavazzini

L&C Corporate
Managing partner

Francesco Di Ciommo

FDC Consulting Digital ESG

Ceo e Advisory Leader Master Universitario D-ESG e
RESPONSABILE D’IMPATTO

Laura Corazza

Università di Torino - Dipartimento di Management

Professoressa Associata in Sustainability Accounting e Accountability e membro Comitato Scientifico Master Universitario D-ESG e RESPONSABILE D'IMPATTO

Vincenzo Serena

Banco BPM - Direzione Milano

Responsabile Imprese


Martina Cecchi

Confindustria

Expert Panel Organizzazione e Rapporti di Sistema, Giovani Imprenditori Confindustria - Avvocato d’impresa

Marco Cenicola

Federmanager

Consigliere eletto Federmanager Gruppo Giovani e Direttore
Generale e Co-Founder di Chrono Packaging

Gianni Muraca - Patrick Mercedes

ESG IMPACT StartUp Innovativa

Ceo & Founder, Legal Specialist


Alessandro Garlassi

Datasmart Italia

Ceo & Founder

Emanuela Presciani

Storyfactory

Strategic Alliance Manager StoryFactory 

Emanuela Sanvido

AIR. Down e CoorDown

Vice Presidente A.I.R. Down Odv e membro Comitato di
Gestione Coordinamento Nazionale








Marco Cenicola

Federmanager

Consigliere eletto Federmanager Gruppo Giovani e Direttore
Generale e Co-Founder di Chrono Packaging

Gianni Muraca - Patrick Mercedes

ESG IMPACT StartUp Innovativa

Ceo & Founder, Legal Specialist


Alessandro Garlassi

Datasmart Italia
Ceo & Founder


Emanuela Presciani

Storyfactory

Strategic Alliance Manager StoryFactory 

Emanuela Sanvido

AIR. Down e CoorDown

Vice Presidente A.I.R. Down Odv e membro Comitato di
Gestione Coordinamento Nazionale

Marco Cenicola

Federmanager

Consigliere eletto Federmanager Gruppo Giovani e Direttore Generale e Co-Founder di Chrono Packaging

Gianni Muraca - Patrick Mercedes

ESG IMPACT StartUp Innovativa

Ceo & Founder, Legal Specialist


Alessandro Garlassi

Datasmart Italia

Ceo & Founder

Emanuela Presciani

Storyfactory

Strategic Alliance Manager StoryFactory 


Emanuela Sanvido

AIR. Down e CoorDown

Vice Presidente A.I.R. Down Odv e membro Comitato di Gestione Coordinamento Nazionale







Gli interventi

Gli interventi

Il contesto normativo, strategico e culturale dell’ESG


L’apertura della convention ha posto le basi per comprendere la portata della trasformazione in atto nel mondo delle imprese, una trasformazione che vede la sostenibilità non più come un’opzione accessoria, ma come un elemento strutturale e imprescindibile della strategia aziendale. Il relatore ha guidato la platea in un percorso che parte dalla definizione stessa di sostenibilità, per arrivare a delineare il quadro normativo europeo e le sue ricadute concrete sulle aziende italiane.

La sostenibilità, nella sua accezione più ampia, è stata presentata come la capacità di un’organizzazione di generare valore nel tempo, tenendo conto non solo degli aspetti economici, ma anche di quelli ambientali e sociali. Tuttavia, il passaggio cruciale che il mondo imprenditoriale è chiamato a compiere oggi consiste nel tradurre questo principio in azioni concrete, misurabili e rendicontabili. È qui che entra in gioco il paradigma ESG, acronimo di Environmental, Social e Governance, che rappresenta la declinazione operativa della sostenibilità. L’ESG, infatti, consente di suddividere la sostenibilità in tre pilastri distinti ma interconnessi: l’ambiente, la dimensione sociale e la governance aziendale. Ogni pilastro racchiude una serie di tematiche specifiche, che vanno dalla gestione delle emissioni di CO2 e dei rifiuti, alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fino alla trasparenza nei processi decisionali e alla lotta alla corruzione.

Il contesto normativo, strategico e culturale dell’ESG


L’apertura della convention ha posto le basi per comprendere la portata della trasformazione in atto nel mondo delle imprese, una trasformazione che vede la sostenibilità non più come un’opzione accessoria, ma come un elemento strutturale e imprescindibile della strategia aziendale. Il relatore ha guidato la platea in un percorso che parte dalla definizione stessa di sostenibilità, per arrivare a delineare il quadro normativo europeo e le sue ricadute concrete sulle aziende italiane.

La sostenibilità, nella sua accezione più ampia, è stata presentata come la capacità di un’organizzazione di generare valore nel tempo, tenendo conto non solo degli aspetti economici, ma anche di quelli ambientali e sociali. Tuttavia, il passaggio cruciale che il mondo imprenditoriale è chiamato a compiere oggi consiste nel tradurre questo principio in azioni concrete, misurabili e rendicontabili. È qui che entra in gioco il paradigma ESG, acronimo di Environmental, Social e Governance, che rappresenta la declinazione operativa della sostenibilità. L’ESG, infatti, consente di suddividere la sostenibilità in tre pilastri distinti ma interconnessi: l’ambiente, la dimensione sociale e la governance aziendale. Ogni pilastro racchiude una serie di tematiche specifiche, che vanno dalla gestione delle emissioni di CO2 e dei rifiuti, alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fino alla trasparenza nei processi decisionali e alla lotta alla corruzione.

Il contesto normativo, strategico e culturale dell’ESG


L’apertura della convention ha posto le basi per comprendere la portata della trasformazione in atto nel mondo delle imprese, una trasformazione che vede la sostenibilità non più come un’opzione accessoria, ma come un elemento strutturale e imprescindibile della strategia aziendale. Il relatore ha guidato la platea in un percorso che parte dalla definizione stessa di sostenibilità, per arrivare a delineare il quadro normativo europeo e le sue ricadute concrete sulle aziende italiane.

La sostenibilità, nella sua accezione più ampia, è stata presentata come la capacità di un’organizzazione di generare valore nel tempo, tenendo conto non solo degli aspetti economici, ma anche di quelli ambientali e sociali. Tuttavia, il passaggio cruciale che il mondo imprenditoriale è chiamato a compiere oggi consiste nel tradurre questo principio in azioni concrete, misurabili e rendicontabili. È qui che entra in gioco il paradigma ESG, acronimo di Environmental, Social e Governance, che rappresenta la declinazione operativa della sostenibilità. L’ESG, infatti, consente di suddividere la sostenibilità in tre pilastri distinti ma interconnessi: l’ambiente, la dimensione sociale e la governance aziendale. Ogni pilastro racchiude una serie di tematiche specifiche, che vanno dalla gestione delle emissioni di CO2 e dei rifiuti, alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, fino alla trasparenza nei processi decisionali e alla lotta alla corruzione.

Il relatore ha sottolineato come, negli ultimi anni, la pressione verso l’adozione di pratiche ESG sia cresciuta in modo esponenziale, spinta da una molteplicità di attori: investitori istituzionali, clienti, fornitori, dipendenti e, soprattutto, dal legislatore europeo. L’Unione Europea, in particolare, ha assunto un ruolo di primo piano nel guidare la transizione verso un’economia sostenibile, attraverso un corpus normativo sempre più articolato e stringente. La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) rappresenta il fulcro di questa strategia: essa estende in modo significativo l’obbligo di rendicontazione di sostenibilità, coinvolgendo non solo le grandi imprese quotate, ma anche molte PMI e società di interesse pubblico. La CSRD impone alle aziende di adottare standard di rendicontazione europei (ESRS), di sottoporre le informazioni a verifica da parte di terzi e di pubblicare i dati in formato digitale, rendendo la trasparenza un requisito imprescindibile.

Un altro tassello fondamentale del quadro normativo è rappresentato dalla Tassonomia Europea, un sistema di classificazione che definisce in modo rigoroso quali attività economiche possono essere considerate ecosostenibili. Questo strumento, pensato per orientare i flussi di capitale verso progetti realmente “verdi”, obbliga le imprese a dichiarare la quota del proprio fatturato, degli investimenti e dei costi operativi allineata ai criteri della tassonomia. In questo modo, la sostenibilità non è più solo una dichiarazione d’intenti, ma diventa un elemento oggettivo e misurabile, su cui si gioca la competitività futura delle aziende.

Il relatore ha poi illustrato la Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), che impone agli operatori finanziari di essere trasparenti su come integrano i rischi di sostenibilità nelle decisioni di investimento e di classificare i prodotti finanziari in base al loro grado di sostenibilità. Questa regolamentazione, insieme alla CSRD e alla Tassonomia, crea un ecosistema normativo integrato, in cui la sostenibilità permea ogni aspetto della vita aziendale, dalla strategia agli investimenti, dalla gestione operativa alla comunicazione verso l’esterno.

Nel corso dell’intervento è emerso con chiarezza come la compliance normativa non sia più sufficiente: le aziende sono chiamate a un cambio di paradigma, che le vede protagoniste attive nella creazione di valore sostenibile. La rendicontazione ESG, infatti, non deve essere vissuta come un mero adempimento burocratico, ma come un’opportunità per ripensare i processi, innovare i modelli di business e rafforzare la propria reputazione sul mercato. In questo scenario, la capacità di anticipare le evoluzioni normative, di dotarsi di strumenti di misurazione efficaci e di integrare la sostenibilità nella governance aziendale diventa un fattore critico di successo.

Il relatore ha concluso questa prima parte sottolineando che la sostenibilità, oggi, è una sfida competitiva che richiede visione strategica, competenze trasversali e un impegno costante nel tempo. Solo le aziende che sapranno cogliere questa sfida potranno posizionarsi come leader in un mercato sempre più attento ai temi ESG, attrarre investimenti, talenti e clienti, e costruire un futuro solido e responsabile.

La finanza sostenibile: il ruolo delle banche e l’accesso al credito nell’era ESG

L’intervento di Banco BPM ha rappresentato un momento di grande concretezza e pragmatismo all’interno della convention, offrendo una prospettiva privilegiata su come il sistema bancario stia evolvendo per rispondere alle nuove sfide della sostenibilità. Il relatore ha aperto il suo discorso sottolineando come la banca, oggi, non sia più soltanto un erogatore di credito, ma un vero e proprio partner strategico per le imprese che intendono intraprendere o rafforzare il proprio percorso ESG.

Questa trasformazione nasce dalla consapevolezza che la sostenibilità non è più un tema accessorio, ma un elemento centrale nella valutazione del rischio e nella definizione delle strategie di investimento. Le banche, infatti, sono chiamate a integrare i criteri ESG nei propri processi di analisi e di concessione del credito, in linea con le direttive europee e con le aspettative degli investitori. Questo significa che la valutazione di un’impresa non si basa più esclusivamente su parametri economico-finanziari tradizionali, ma include anche la capacità dell’azienda di gestire i rischi ambientali, sociali e di governance, di adottare politiche trasparenti e di dimostrare un impatto positivo sul territorio e sulla comunità.

Il relatore ha illustrato come Banco BPM abbia sviluppato strumenti e metodologie specifiche per valutare il profilo ESG delle imprese clienti. Questo processo di valutazione si articola in diverse fasi: dalla raccolta e analisi dei dati ambientali, sociali e di governance, alla definizione di un rating ESG che si affianca al rating creditizio tradizionale. Il rating ESG, in particolare, rappresenta un indicatore sintetico della sostenibilità dell’azienda e influisce direttamente sulle condizioni di accesso al credito. Un’impresa con un buon profilo ESG può beneficiare di condizioni più favorevoli, come tassi di interesse agevolati, maggiore flessibilità nelle garanzie richieste e accesso a prodotti finanziari dedicati. Al contrario, un profilo ESG debole può comportare un aumento del costo del capitale o, nei casi più critici, una riduzione delle possibilità di finanziamento.

Un aspetto particolarmente innovativo dell’offerta di Banco BPM riguarda i Sustainability-Linked Loans (SLL), strumenti finanziari che collegano le condizioni economiche del prestito al raggiungimento di specifici obiettivi di sostenibilità da parte dell’azienda. In pratica, l’impresa si impegna a migliorare determinati indicatori ESG (ad esempio, ridurre le emissioni di CO2, aumentare la percentuale di energia rinnovabile utilizzata, migliorare le condizioni di sicurezza sul lavoro) e, al raggiungimento di questi obiettivi, beneficia di una riduzione del tasso di interesse o di altre condizioni vantaggiose. Questo meccanismo crea un circolo virtuoso, in cui la banca incentiva attivamente il miglioramento delle performance ESG, trasformando la sostenibilità in un fattore di competitività tangibile.

Il relatore ha poi evidenziato come la transizione verso la finanza sostenibile coinvolga non solo le grandi imprese, ma anche le piccole e medie imprese (PMI), che rappresentano il tessuto produttivo fondamentale del Paese. Sebbene le PMI non siano sempre soggette agli obblighi normativi più stringenti, esse sono sempre più coinvolte attraverso la catena del valore: le grandi aziende, infatti, devono rendicontare anche l’impatto ESG dei propri fornitori e partner, spingendo così le PMI ad adottare pratiche sostenibili per restare competitive e continuare a far parte delle filiere strategiche.

Banco BPM, consapevole di questa dinamica, ha sviluppato servizi di consulenza e accompagnamento dedicati alle PMI, aiutandole a comprendere le nuove normative, a identificare le aree di miglioramento e a strutturare percorsi di crescita sostenibile. L’obiettivo è quello di trasformare la sostenibilità da obbligo percepito a opportunità concreta, capace di generare valore nel medio-lungo periodo.

Un altro tema centrale dell’intervento ha riguardato la crescente importanza della trasparenza e della rendicontazione. Le banche, infatti, sono chiamate a dimostrare agli investitori e agli organismi di vigilanza come integrano i rischi ESG nelle proprie decisioni di investimento e di concessione del credito. Questo processo di accountability si traduce in una maggiore attenzione alla qualità e alla completezza delle informazioni fornite dalle imprese, che devono essere in grado di documentare in modo puntuale le proprie performance ambientali, sociali e di governance.

Il relatore ha concluso sottolineando che la finanza sostenibile non è una moda passeggera, ma una trasformazione strutturale destinata a ridefinire le regole del gioco per tutti gli attori economici. Le imprese che sapranno cogliere questa sfida, investendo in sostenibilità e trasparenza, potranno accedere a nuove opportunità di crescita, rafforzare la propria reputazione e costruire relazioni di fiducia durature con il sistema bancario e con tutti gli stakeholder.

Dalla misurazione all’azione: dati, analytics e gestione operativa dell’ESG

L’intervento di Alessandro Garlassi ha rappresentato un passaggio fondamentale nella narrazione della convention, spostando il focus dalla dimensione strategica e valoriale dell’ESG a quella operativa e tecnologica. Garlassi ha esordito sottolineando come la vera sfida per le imprese non sia più solo “parlare” di sostenibilità, ma riuscire a misurarla, gestirla e dimostrarla in modo oggettivo, trasparente e continuativo. In un contesto normativo sempre più stringente e in un mercato in cui la credibilità si gioca anche sulla qualità delle informazioni fornite, la capacità di raccogliere, analizzare e valorizzare i dati ESG diventa un asset competitivo di primaria importanza.

Il relatore ha illustrato come, nella maggior parte delle aziende, i dati ESG siano spesso dispersi tra diversi dipartimenti, raccolti in modo eterogeneo e difficilmente integrabili. Questa frammentazione rappresenta un ostacolo non solo per la rendicontazione, ma anche per la gestione strategica della sostenibilità. Per superare questa criticità, Garlassi ha proposto un approccio strutturato, basato sulla creazione di un vero e proprio “data hub” aziendale, in cui tutte le informazioni rilevanti – ambientali, sociali e di governance – confluiscano in modo ordinato, standardizzato e facilmente accessibile.

La costruzione di questo data hub parte dall’identificazione dei KPI (Key Performance Indicators) più significativi per il settore e per la strategia aziendale. Non si tratta di scegliere indicatori a caso, ma di selezionare quelli che rispondono sia alle esigenze normative (come gli standard ESRS richiesti dalla CSRD) sia agli obiettivi di business dell’impresa. Una volta definiti i KPI, è necessario implementare processi di raccolta dati che siano affidabili, ripetibili e verificabili, coinvolgendo tutte le funzioni aziendali interessate: dalla produzione alle risorse umane, dalla logistica alla finanza.

Garlassi ha poi illustrato come la tecnologia, in particolare le piattaforme di Business Intelligence e Analytics, possa trasformare la gestione dei dati ESG da un’attività di compliance a una leva di innovazione e miglioramento continuo. Attraverso l’utilizzo di dashboard interattive, le aziende possono monitorare in tempo reale l’andamento dei principali indicatori, individuare tempestivamente eventuali criticità e simulare scenari futuri. Ad esempio, è possibile analizzare l’impatto di una nuova politica di approvvigionamento sulle emissioni di CO2, oppure valutare come la formazione dei dipendenti su temi di sicurezza possa influire sulla riduzione degli infortuni.

Un aspetto particolarmente rilevante dell’intervento ha riguardato l’integrazione tra dati ESG e processi decisionali. Garlassi ha sottolineato che la vera innovazione consiste nel rendere la sostenibilità parte integrante della governance aziendale, utilizzando i dati non solo per rispondere agli obblighi di legge, ma per guidare le scelte strategiche e operative. In questo modo, la sostenibilità diventa un elemento trasversale, capace di generare valore in tutte le aree dell’impresa: dalla riduzione dei costi energetici all’ottimizzazione della supply chain, dal miglioramento del clima aziendale all’accesso a nuove opportunità di mercato.

Il relatore ha inoltre evidenziato come la qualità e la trasparenza dei dati ESG siano sempre più richieste non solo dalle autorità di vigilanza, ma anche da banche, investitori e clienti. Una rendicontazione solida e ben strutturata facilita il dialogo con il sistema finanziario, migliora il rating ESG e apre la strada a condizioni di finanziamento più favorevoli. Allo stesso tempo, la capacità di dimostrare in modo oggettivo i risultati raggiunti rafforza la reputazione aziendale e consolida la fiducia degli stakeholder.

In conclusione, Garlassi ha ribadito che la gestione data-driven della sostenibilità non è un traguardo, ma un percorso in continua evoluzione. Le aziende che sapranno investire in tecnologie, competenze e processi per la raccolta e l’analisi dei dati ESG saranno in grado non solo di rispondere alle sfide normative, ma di trasformare la sostenibilità in un vero motore di crescita, innovazione e competitività.

Comunicare la sostenibilità: dallo storytelling al purpose

L’intervento di Emanuela Presciani ha rappresentato un momento di riflessione su come la sostenibilità, per essere realmente efficace e generare valore, debba essere non solo praticata ma anche comunicata in modo autentico, trasparente e coinvolgente. La relatrice ha aperto il suo contributo sottolineando che la comunicazione della sostenibilità non può più limitarsi a una mera elencazione di dati o a una rendicontazione tecnica, ma deve diventare un racconto capace di trasmettere il senso profondo dell’impegno aziendale, coinvolgendo tutti gli stakeholder – dai dipendenti agli investitori, dai clienti alla comunità.

Secondo Presciani, la narrazione della sostenibilità parte dalla consapevolezza che ogni azienda possiede un patrimonio unico di storie, esperienze e valori che meritano di essere condivisi. Il punto di partenza è la definizione del purpose aziendale, ovvero la ragion d’essere dell’impresa, ciò che la distingue e la motiva ad andare oltre il semplice profitto. Il purpose, se autentico e ben comunicato, diventa la bussola che orienta tutte le scelte strategiche, comprese quelle legate all’ESG. Non si tratta di una dichiarazione di intenti generica, ma di un elemento identitario che deve emergere con coerenza in ogni aspetto della vita aziendale.

La relatrice ha evidenziato come la comunicazione della sostenibilità debba essere costruita su una narrazione credibile, che sappia integrare i risultati raggiunti con le sfide ancora aperte, i successi con le difficoltà incontrate. Solo così è possibile evitare il rischio del greenwashing, ovvero la tendenza a presentare un’immagine di sostenibilità non corrispondente alla realtà, che può danneggiare gravemente la reputazione aziendale. La trasparenza, in questo senso, diventa un valore fondamentale: ammettere le aree di miglioramento, raccontare anche gli insuccessi e gli obiettivi non ancora raggiunti, contribuisce a costruire fiducia e credibilità presso tutti gli interlocutori.

Un altro aspetto centrale dell’intervento ha riguardato la necessità di adattare la comunicazione ai diversi pubblici di riferimento. Gli investitori, ad esempio, sono interessati a dati oggettivi e metriche di rischio, mentre i clienti cercano valori, coerenza e impatto sociale. I dipendenti, invece, desiderano sentirsi parte di una missione più grande, che dia senso al proprio lavoro e favorisca l’engagement. Per questo motivo, la strategia di comunicazione deve essere multicanale e personalizzata, capace di utilizzare strumenti diversi – dal report integrato al sito web, dai social media agli eventi – per raggiungere in modo efficace ogni target.

Presciani ha illustrato un percorso operativo che parte dalla riscoperta del purpose aziendale e dalla mappatura delle iniziative ESG, per arrivare all’identificazione delle storie più significative e dei dati a loro supporto. Queste storie devono essere raccontate in modo coinvolgente, utilizzando un linguaggio accessibile e immagini evocative, ma sempre supportate da evidenze concrete. La narrazione deve essere coerente nel tempo, capace di evolvere e arricchirsi man mano che l’azienda progredisce nel proprio percorso di sostenibilità.

Un punto particolarmente interessante dell’intervento ha riguardato il ruolo della leadership nella comunicazione della sostenibilità. I vertici aziendali devono essere i primi ambasciatori del purpose e dei valori ESG, non solo attraverso dichiarazioni pubbliche, ma anche con comportamenti concreti e coerenti. La leadership autentica, infatti, è in grado di ispirare fiducia e di mobilitare l’intera organizzazione verso obiettivi comuni.

Infine, la relatrice ha sottolineato l’importanza di misurare l’efficacia della comunicazione, utilizzando indicatori quantitativi e qualitativi per valutare il livello di engagement degli stakeholder, la reputazione aziendale e l’impatto delle iniziative raccontate. Solo attraverso un monitoraggio costante è possibile affinare la strategia e garantire che la comunicazione della sostenibilità sia realmente allineata agli obiettivi aziendali e alle aspettative del mercato.

In sintesi, l’intervento di Emanuela Presciani ha evidenziato come la comunicazione della sostenibilità sia un processo complesso e strategico, che richiede autenticità, trasparenza e capacità di ascolto. Solo le aziende che sapranno raccontare in modo credibile il proprio impegno ESG potranno costruire relazioni solide e durature con tutti gli stakeholder, rafforzando la propria reputazione e generando valore condiviso.

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